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la scusa di attenderli, fermava la cavalla e si volgeva indietro per guardare. E i suoi occhi si fermavano sempre sul viso di Maria, ardenti e avidi. Ella chinava gli occhi, ma spesso rideva, e le fossette delle sue guancie finivano di entusiasmare l’innamorato cavaliere.

Finalmente Francesco, durante un’ultima tappa prima d’arrivare a Nuoro, dichiarò il suo amore alla fanciulla.

— Maria. — disse, — vorrei farti una domanda. Oggi tu sei stata così gentile con me, che finalmente ho il coraggio d’aprirti tutto il mio cuore.

— Parla. — ella rispose semplicemente.

La voce però le tremava alquanto, e un velo di tristezza le copriva gli occhi.

— Senti, Maria, e scusami se oso tanto. Sei libera? Hai qualche impegno amoroso?

Ella pensò a colui che, sebbene scacciato, tornava sempre nell’anima sua. E un impeto di pietà e di umiliazione la assalì: pietà per lui, umiliazione per sè che si era abbassata ad amare un servo. Che avrebbe detto Francesco Rosana se avesse saputo?...

Siccome ella taceva, il giovine le strinse la mano, sollecitando la risposta. Ella si morsicò il labbro inferiore, guardò lontano, e per un istante ebbe l’idea generosa di confessare la sua passione disgraziata: ma subito arrossi di quest’idea pericolosa.

— Sono libera. — rispose.

— Vuoi allora diventare mia sposa? Lo dirò subito a tuo padre.