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182 la via del male

egli languiva in carcere, inacerbiva la sua pena e la sua ira.

Da casa Noina gli mandavano qualche volta un po’ di cibo e bottiglie di vino: zio Nicola spinse la sua benevolenza fino ad ottenere un colloquio col carcerato, e lo confortò e gli raccontò storielle allegre. Egli aveva dovuto far surrogare il servo, ma disse a Pietro:

— L’anno venturo ti riprenderò al mio servizio.

Pietro non rispose, cupo e triste; pensava a Maria, alle nozze che zio Nicola diceva prossime, e la sola idea di dover rientrare in casa Noina e assistere alla felicità degli sposi lo rendeva folle.

Qualche giorno dopo fu introdotto nella camerata di Pietro un nuovo prigioniero, non nuorese. Era un giovane svelto, sbarbato, con una fisionomia da ragazzo maligno e intelligente. Si chiamava Zuanne Antine. Appena entrato nella camerata salutò i compagni di sventura, stringendo loro la mano, chiedendo il loro nome ed informandosi minutamente dei loro affari.

Pareva volesse scegliersi un compagno, un amico, e Pietro fu quello.

— Dimmi, — gli chiese l’Antine, — hai tu rubato davvero?

— No, — rispose Pietro.

— Hai fatto male! Se tu avessi rubato, ora non avresti sofferto. Così avresti avuto l’utile e il conforto.

Pietro sorrise.