Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/228

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
226 la via del male


Ah, senza confessarlo apertamente, ella finiva con dire a sè stessa che qualche cosa le mancava: la scatola dei biglietti, il cestino delle monete, le vesti di lusso, i servi, l’invidia delle donne della sua classe, non bastavano dunque a riempire la sua vita.

E l’amore dello sposo, dunque?

— Mi vuoi bene, Maria? — egli le domandava, nei momenti della sua più ardente adorazione. — Sei contenta, sei felice come sono felice io?

— Sì, sì, — ella rispondeva.

— Non hai voluto bene ad altri uomini?

— Mai ad altri, — ella affermava, ed i suoi occhi si appannavano.

Una statua si sarebbe commossa più di lei alle carezze dello sposo: ma lo sposo l’amava, la voleva appunto così, pudica e ignara, con gli occhi appannati, quasi coperti da un velo di pudore.

Una mattina di maggio i due sposi montarono dunque a cavallo e presero la via dell’ovile.

Era la stessa strada, i medesimi luoghi da loro attraversati pochi mesi prima nel recarsi al monte Gonare. Ora però le campagne, inondate di sole, si stendevano verdi e fiorite; sulla pianura, arsa d’estate e pantanosa d’inverno, ondulava alla brezza una vegetazione selvaggia, un mare d’erbe alte, di cardi dal verde argenteo, di asfodeli dai fiori lu-