Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/227

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la via del male 225


— Sono troppo felice, ho fin quasi paura — pensava, mentre trapuntava una collana1 per il suo Francesco, con una pazienza ed un’abilità da Aragne. — Non mi manca niente. Mio padre ora sta bene, mia madre anche: entrambi vanno d’accordo ed amano Francesco come un loro figlio. Tutto va bene; l’annata si promette buona, abbiamo provviste e denari, non siamo tormentati nè da liti, nè da inimicizie. Tutti ci vogliono bene. Anche quel disgraziato non s’è fatto più vivo; mi ha dimenticata, non pensa più a me. Sia iodato Iddio.

Ella ricamava, seduta all'ombra del portone: zia Luisa e la serva lavoravano in cucina, Francesco era in campagna, zio Nicola nella bettola.

La casa dei Noina, più che mai tranquilla e sicura come una piccola fortezza, dominava sul povero vicinato, nelle cui viuzze l’erba cresceva fresca ed alta, nei cui cortiletti, invasi dalla farinella, dal giusquiamo e dalle euforbie, i pergolati e le siepi fiorivano con la melanconica poesia delle cose umili e selvagge.

— Una sola cosa manca. — pensava la giovine sposa, sollevando la testa per infilare l'ago; — ma verrà anche quella! È presto ancora: due mesi appena! Verrà, verrà...

E provava un impeto di gioia al pensiero di poter presto diventar madre.

— Senza figli, Maria Santissima, a che serve la vita, il benessere, il denaro?

  1. Colletto per camicia.