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266 la via del male


Egli nominò due giovani nuoresi; e realmente più tardi il fatto da lui narrato risultò vero, e tutti i proprietari ai quali erano stati rubati tori e vacche ne incolparono il servo di Francesco Rosana e i suoi amici latitanti.

Maria era convinta oramai che il vero assassino di Francesco era Turulia; tuttavia qualche volta si sentiva assalita da scrupoli, da sospetti strani. Come fare per liberarsene? Pietro continuava le sue visite, offriva i suoi servigi a zio Nicola ed alla giovine vedova. Anche con zia Luisa andavano d’accordo.

Un giorno ella gli domandò:

— Ebbene, come vanno i tuoi affari? Dicono che tu sii bene avviato.

— E che volete? — egli rispose, scrollando la testa col suo solito gesto sdegnoso. — Il bisogno, dicono, fa correre il vecchio. Tanto più dovrebbe far correre il giovine! Ho avuto la fortuna d’incontrare un uomo che mi vuol bene, e che ha voluto in me non un servo, ma un socio. Cammino per conto suo ed un pochino anche per conto mio. Vado qua e là, per tutti i paesi del circondario, tanto per guadagnare la vita...

— Come stanno le tue zie?

— Sempre peggio; sono tanto vecchie; c’è zia Tonia che va consumandosi come una candela, — egli rispose, fingendo una grave tristezza, e scuotendo la testa come per togliersi una mosca dal naso. — Ma... siamo nati per morire.