Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/298

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
296 la via del male

improvviso trionfo dei sensi, questo risveglio della giovinezza stanca di dormire.

Ma quando il desiderio non l’accecava, ella provava ancora un vago malessere; un rimasuglio di rancore le fermentava in fondo all’anima: non poteva perdonare a Pietro la sua origine volgare, e gli rimproverava ogni più piccola mancanza. L’antica padrona risorgeva in lei, prepotente e beffarda.

Così s’arrabbiò perchè al quarto giorno egli non ritornò da Cagliari.

— Eccolo che comincia a mentire! C’era bisogno di promettere, se non poteva mantenere? Che fa ora laggiù ? Si diverte, ecco tutto: chissà... — pensava.

Il sesto giorno cominciò ad inquietarsi.

— E Pietro che non torna e non scrive!... Deve essergli accaduta qualche disgrazia. Stanotte ho sognato una lettera listata di nero, che non potei leggere: mi fece una triste impressione; mi svegliai tremando.

Quella sera ricevette infatti una lettera di Pietro. Prima di leggerla la palpò a lungo, con una specie di voluttà; poi per leggerla si ritirò nella sua camera. Egli le domandava perdono del lungo indugio, diceva di averle scritto una cartolina, ch’ella non aveva ricevuto, e le esprimeva il suo amore con frasi rozze ma ardenti. «Ti abbraccio e ti bacio mille volte, come quella domenica; ti stringo forte, muoio dal desiderio di starti vicino e di baciarli ardentemente».