Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/308

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306 la via del male

nava ad esser la ninfa ignuda che aspettava il fauno tra l’erba a cui era ignota la falce.

Egli arrivava: un velo cadeva intorno a loro, spariva il mondo, la casa, il passato e l’avvenire. Qualche volta Pietro si mostrava inquieto, melanconico, specialmente se, rientrando, non trovava subito Maria pronta a sorridergli ed a guardarlo con passione. La cercava, la chiamava, le domandava se aveva veduto qualcuno durante la sua assenza. Ella cominciava a credere ch’egli fosse geloso. Ma per lo più egli si mostrava tenero, dolce, quasi rispettoso: pareva non avesse dimenticato la sua antica condizione di servo. Ed a lei piaceva anche così: le sembrava di rivivere in tempi lontani, quando Pietro non osava dimostrarle tutta la sua passione.

Ma dopo una settimana di ubbriacatura violenta ella cominciò a sentirsi stanca; la nebbia ardente che la circondava cominciò a diradarsi.

Un giorno ella se ne stava seduta presso la porta di cucina, all’ombra della casa, e trapuntava una camicia di Pietro. Era sola. Zio Nicola e zia Luisa erano andati alla vigna; Pietro sollecitava gli ultimi lavori della sua casetta.

Nel cortile pulito e inaffiato regnava la solita pace; si sentiva un grato calore primaverile, un odor di garofani e di basilico, un incessante garrire di rondini innamorate. Maria cuciva e pensava.