Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/321

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la via del male 319

il posto. Anche in amore era un violento, un predatore; ed ella ora lo sentiva, e tutto il suo rancore d’altri tempi, il suo misterioso odio di razza si sviluppava in lei come un male nascosto che finalmente aveva il suo sfogo.

— Che fare, ora, che fare?

Ed a misura che il male aumentava, la domanda risuonava più forte.

L’idea di perdonare neppure le passò per la mente. Per lei non v’era che la speranza dell’innocenza di Pietro: se egli era colpevole bisognava colpirlo.

Colpirlo? Ma come? Ma come, anzi tutto, riuscire ad assicurarsi del suo delitto?

Da sola, per quanto abile e astuta. Maria non si sentiva capace di indagare, cercare, scoprire. Bisognava o tacere o cercare un aiuto potente e colpire Pietro a tradimento prima che egli potesse difendersi e sottrarsi al castigo.

Ma a chi rivolgersi? A chi domandare consiglio? A sua madre? Per il decoro della famiglia, nonostante il rancore nutrito contro Pietro, zia Luisa sarebbe stata capace di consigliarle il silenzio. A suo padre? Egli era buono, ma vuoto e leggero: egli forse avrebbe riso di lei, rimproverandole di non aver sposato Pietro prima di Francesco. A chi dunque rivolgersi? Ella non aveva amici, non parenti di cui fidarsi.

Ma aveva molti denari. Aveva un cofanetto d’asfodelo colmo di monete d’oro e d’argento...