Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/325

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la via del male 323

roso d’una notte invernale, con la mente ancora piena di storie terribili udite accanto al focolare.

Per lunghi anni, nella sua infanzia, l’essere che più le aveva destato terrore era stato il «ladrone». Ella se lo figurava alto come una quercia, con due grandi occhi di gatto e due mani simili ad artigli di nibbio.

Egli viveva nelle grotte della montagna, dove nascondeva i suoi tesori; di là scendeva, la notte, armato di sette coltelli, coi piedi enormi fasciati per non destar rumore...

Passava tacito e lieve, rompeva le porte... penetrava nelle case dei ricchi...

Qualche volta Maria, quando zio Nicola russava nella camera attigua, aveva desiderato di vedere il «ladrone».

— Io griderò, — pensava con un brivido di piacere angoscioso, fatto di curiosità e di terrore. Mio padre si alzerà, prenderà il fucile e lo ucciderà.

Ma Pietro non viene, ed ella si calma di nuovo, pronta e vigile, decisa a combattere da sola il nemico. Ella è nata per combattere, per lottare, per ferire a tradimento. Ella ha sempre tradito. Ha tradito Pietro, tradito i parenti, tradito Sabina. Anche Francesco ha tradito, non confessandogli la verità. Forse egli non sarebbe morto se ella avesse parlato. Ma il mondo tutto è pieno di tradimenti e d’insidie: l’uomo deve lottare con l’uomo