Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/329

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la via del male 327

proponendole di farsi visitare dal medico, di chiamare qualche vicina che le preparasse un po’ di caffè.

Ella rispondeva sempre no, con rabbia mal repressa. Non potersi liberare di lui! Averlo sempre così, vicino, attento, investigatore! Restare con lui, sempre, come la bimba della favola nella tana del «ladrone».

Ella sentiva che questo era il suo maggior dolore: restare con lui! averlo sempre vicino, sempre con sè, entro di sè, come un male fisico, come un cancro inguaribile! S'alzò a sedere sul letto, si strinse con le mani la fronte coperta dal fazzoletto bagnato: l’aceto le scorse sulle guancie, le bagnò le labbra, mescolato a lagrime d’ira affannosa. E le parve che qualcuno le desse da bere il fiele e l’aceto, come a Gesù.

Pietro s’era scostato e la guardava sempre: ma il suo sguardo non era più desolato e inquieto. Anch’egli capiva, o credeva di capire. Il male di Maria era troppo esagerato.

— Piangi? — le disse, riavvicinandosele. — È così forte il dolore? E non vuoi che chiami il medico!... Io vado, mando una vicina. Puoi star sola un momento? Maria, rispondi!

Col busto ripiegato, le mani intorno alla fronte, gli occhi fissi sul pavimento, ella pareva intenta solo al suo terribile male. Pietro non osava più toccarla.

— Vado? — ripetè.

Ella disse a denti stretti:

— Va pure! Va tu; non chiamare le vicine.