Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/330

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328 la via del male


Egli uscì. Ella pensò:

— Egli ha paura: egli ha capito: egli non chiamerà il medico: nessun medico della terra può guarire il nostro male. Dio mio, Dio mio, che faremo noi?

«Che faremo noi?» Per la prima volta, dopo quelle due lunghe ore di incubo, ella associò al suo il dolore di Pietro. La presenza di lui, per quanto odiosa ed insopportabile, le aveva ricordato molte cose. Lo sguardo di lui tenero e selvaggio, sguardo da schiavo e da condannato, le aveva spiegato molte cose.

«Che faremo noi?»

Ed ella previde lucidamente ciò che doveva avvenire. Ella avrebbe taciuto, ella avrebbe sperato ancora; ma come un giorno era riuscita ad arrivare fino al cadavere di Francesco, un altro giorno sarebbe arrivata a scoprire gli avanzi dell’altra vittima ed a farli parlare. Sì, anche i morti parlano. Ed anche i vivi, talvolta. Col denaro e con la volontà si arriva a tutto. Il denaro, ch’ella aveva amato tanto, amato più di sè stessa, le avrebbe dato almeno il conforto di arrivare fin dove ella voleva: fino alla verità.

— Solo Pietro tacerà, — ella pensava, morsicando il fazzoletto imbevuto di aceto. — Egli fingerà e tacerà sempre. I morti, i vivi, le pietre, gli alberi, ogni cosa potrà parlare, ma non lui! No, no, egli non parlerà...