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80 la via del male

Intanto erano giunte. Attraverso una fessura illuminata della porticina si vedeva la vecchia nonna che filava ancora e il vecchio asinello che girava sempre intorno alla mola.

Maria sentì un impeto di compassione, rivedendo il melanconico quadretto.

— Povere creature! — pensò, guardando la vecchia e l’asinello; — stanno sull’orlo della fossa e lavorano ancora. Che triste cosa esser poveri! È vero, però, che si contentano di poco, come Sabina...

— Addio. — disse quest’ultima, chinandosi sotto la porticina. — Stanotte dormirò come un sacco. A domani.

— Addio. Addio, zia Caderina.

— Addio, — rispose la vecchia, mentre l’asinello si fermava ancora per ascoltare.

— Voglio aiutare Sabina: parlerò con Pietro per vedere se veramente le vuol bene, — pensò Maria, allontanandosi a passi tranquilli, nella oscurità sempre più densa della sera.

Le pareva di prender la cugina e il servo sotto la sua protezione, con benevola pietà da regina.

E avrebbe arrossito se le avessero detto che in quell’ora medesima, nella melanconia dell’altipiano selvaggio, Pietro Benu pensava a lei, non a Sabina. Le sarebbe anzi parso impossibile. Poteva mai l’asinello di zia Caderina scorgere, attraverso la sua maschera di stracci, nello sfondo della sua strada interminabile, un lontano sogno di gioia?