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82 la via del male

nere scottavano, una vena gli pulsava forte forte sulla tempia sinistra.

Gli pareva di aver la febbre: desiderava cantare, ma le labbra aride, serrate, rifiutavano di aprirsi, un cerchio ardente gli stringeva la fronte, e la pulsazione continua alla tempia sinistra sembrava il picchiare di un martello che fermava quel cerchio invisibile.

Egli camminava, desideroso di incontrare qualcuno con cui parlare, ma la strada selvaggia era più che mai deserta; tutta la valle, con le sue macchie rugginose, le pietre lividognole, gli sfondi grigi, pareva morta sotto quel gran cielo oscuro e pesante.

Arrivato davanti alla chiesetta della Solitudine, nella strada dominante le due vallate, Pietro si scosse dal suo sogno febbrile. Ecco, Nuoro era lì, vicina, circondata dal vento, nella sera tetra. Le sue prime case apparivano già: qualche donna avvolta nella tunica, con l’anfora sul capo, e qualche uomo, coll'immancabile cavallo o coi buoi sonnolenti, passavano spinti dal vento. Pietro volse le spalle ai monti velati di nebbia, alla vallata fumosa, e rientrò in paese. Nonostante il suo desiderio di attaccar discorso con qualcuno, non si fermò, non salutò i pochi passanti, finchè non giunse alla porta dei suoi padroni. Il roteare del suo carro riempì la straducola con un rumore da torrente. Malafede si slanciò in avanti, con la coda dritta, e abbaiò.

Passando davanti alla bettola illuminata, Pietro intravide, dietro il banco, il viso soave e ardente