Pagina:Deledda - La vigna sul mare, 1930.djvu/69

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con invidia. Egli infatti era florido, fresco e rosso e coi capelli fitti, di una morbidezza di neve.

— Sfido, — gli disse, quasi con insolenza, — lei non ha pensieri; non ha mai amato né sofferto. Lei ha saputo fare, nella vita.

Egli le afferrò le mani, l’avvolse nel suo sguardo celeste amoroso.

— Lei è cattiva, oggi come sempre. E lei, mi dica, non ha saputo fare, nella vita? Tutto quello che ha voluto lo ha. E non è contenta; ed ha il nervoso...

Ella scuoteva la testa, e lo fissava negli occhi con civetteria. Dicevano quegli occhi: «Lei lo sa bene, dottore; io non ho nulla, perché mi manca quello che per una donna è tutto».

— Tutto, dottore! Avessi avuto almeno la forza di potermi innamorare, di buttarmi in una passione anche indegna, come milioni di donne lo fanno: e uscirne bruciata, ma sazia, ma ancora viva.

— Lo so, lo so. È questo il suo vero male. Ma ci sono molti rimedi per placarlo, per guarirlo. Ho veduto il suo bambino, principessa!

Come scossa da una puntura a tradimento, ella rabbrividì, ritirò le mani e se le accostò al viso che esprimeva un’acerba sofferenza.

— Lo chiama bambino? È un ragazzo, e che ragazzo! Non cattivo, ma prepotente, anzi violento, già padrone di tutto e di tutti.