Pagina:Dell'oreficeria antica.djvu/19

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II.


Rispetto alla nostra penisola tra i popoli più antichi sono, come abbiam detto, gli Etruschi, la cui storia è involta nella densa oscurità delle origini. Di loro il Micali afferma che «l’origine degli Etruschi stava già avviluppata presso gli antichi in grandissima incertezza.» (Vol. I, cap. 7.) Nondimeno tanto i riti di cui si ha qualche memoria, quanto gli arnesi, gli ornamenti, gli utensili, ogni cosa che di essi ci è pervenuta, attestano che per venire a prendere stanza in Italia migrarono dall’oriente, e «fan certissima testimonianza che i civili Etruschi da lunga mano attendevano a quegli studi ed a quelle arti che sono mezzo di decoro e di potenza alle nazioni.» (Ib.)

I Greci adulatori della grandezza romana chiamarono barbari i prischi Italiani, ed asserirono che la mitologica progenie degli eroi greci avea trapiantato in Italia la civiltà ellenica per mezzo di Ercole, di Evandro e di Enea. Onde la storia, i costumi e le arti degli Aborrigeni, dei Tirreni, degli Osci, degli Etruschi, dei Sanniti e dei Sabini, furono poste in oblio, perchè meglio grandeggiasse Roma, e la sola stirpe latina. Così col volger dei secoli, si venne perdendo insino alla tradizione italiana, e dei primitivi popoli d’Italia, non altro mantenne alcuna languida ricordanza che i loro sepolcri, i quali rinvenuti e scavati di tempo in tempo, offersero agli sguardi cu-