Pagina:Dell'oreficeria antica.djvu/64

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mune appellazione loro di ametiste, topazi, smeraldi, zaffiri e rubini, che diconsi orientali secondo che la sostanza medesima onde son formati piglia il colore paonazzo, giallo, verde, azzurro e rosso. I quarzi di egual colore, che noi diciamo pietre d’Occidente, si dividean per essi in altrettante famiglie nelle quali distingueano poi le gemme in maschio e in femmina, secondo che il colore fosse più o men bello. Tutti i corindon gli aveano dal mare Persico, come altresì le perle e i diamanti. Lo smeraldo (smaragdus) lo ricavavano dall’Egitto e dall’Oriente; quello dell’Egitto si aveva in cristalli molto grandi se non di colore perfetto: oltre al servirsene per ornamento, lo usavano ancor gl’incisori allorchè in qualche difficil lavoro avendo affaticata la vista la ricreavano, posando lo sguardo nel suo bel verde cristallino; in effetto il colore verde riposa e rinfresca l’organo della vista. Da cotal costume nacque forse l’opinione che gli antichi avessero lenti di smeraldo, poichè dicesi di Nerone che riguardasse lo spettacolo a traverso così fatte lenti: ora sappiamo che queste erano dagli antichi fatte ed usate di berillo, che di colore verdaceo, cristallizza in pezzi più grandi e più trasparenti dello smeraldo e per essi era del medesimo valore di questo, ma si riscontrava più adatto a tal bisogna. Claudio sopra tutte le gemme pregiava lo smeraldo e la sardonica, la quale ultima fu primieramente posta in uso presso i Romani da Scipione Affricano. La pietra che gli antichi chiamarono Sapphirus non era il moderno co-