Pagina:Dell'oreficeria antica.djvu/65

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rindon azzurro nè il quarzo di egual colore noto col nome di zaffiro d’acqua: esso era il moderno lapislazzuli, come chiaramente si raccoglie dalla descrizione che ne fa Plinio, il quale dice che proviene dalla Media (d’onde si estrae pur oggi) «è opaco, sparso di piccole macchie di oro, si trova di due qualità, cioè di un azzurro chiaro e di un azzurro oscuro, ed è stimato disadatto ad essere inciso, perchè maculato di piccole punte di una sostanza più dura ed eterogenea. »

Ei pare che gli antichi avessero grandissima facilità di lavorare le pietre preziose, ondechè usarono a mo’ di margarite infilzate per servir di collane gli onici, le ametiste, le granate e le plasme. Quest’ultima pietra è una calcedonia trasparente, tinta in verde da un ossido metallico, la quale spesso all’aspetto si può confondere con gli smeraldi men belli, e il suo nome italiano è la corruzione dell’antico suo nome latino gemma prasina. La malachite era detta dai Romani crysocolla, cioè colla dell’oro, perchè la usavano a saldar questo. È noto che Nerone in una delle sue follie facendo sul teatro da capo della fazione verde, volle che l’arena fosse ricoperta da uno strato di polvere di crysocolla.

Da quel che ho detto s’intende come gli antichi nominassero le pietre preziose, le distinguessero, e le ordinassero diversamente da quello che facciam noi. Questa parte dell’oreficeria richiede uno studio speciale, al quale possono aiutare i diversi trattati che vi sono su le pietre e le gemme; nè mio propo-