Pagina:Della Nuova Istoria.djvu/398

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riosi principi, anzichè indebolire, accresciuto avea cogli onori del martirio lo splendore del cristianesimo, pensò accortamente che estendere i henefizj d’una uni versai tolleranza, e richiamare dall’esigilo i vescovi c chierici delle varie religioni, sarebbe stato un invitarli ad un aperto e comune teatro, atto a meglio produrre in luce la vanità delle loro dispute, e dove nello scontro de’vicendevoli odj sarebbonsi indeboliti tutti, o tulli almeno disonorati i partiti. Quindi dall’ateo Aezio sino ai seguaci della santa fede Nicena, esortati furono i vescovi a rientrare nelle vacanti lor sedi (70), ma in pari tempo un ordine severo commise a’ Gentili di riaprire i lor tempj, e di esercitare pubblicamente il loro cullo (7i). Per l’una parte litiganti che manifestano di nou essere seco stessi bene d’accordo sulle verità che intendono agli altri persuadere, e che la causa divina sottomettono alle umane loro passioni, non potevano non Screditare la lede che da lor professavasi $ per l’altra il pubblico esempio del principe ed il noto suo zelo per l’antica religione, bastava solo a procacciarle proseliti. Indarno gli editti imperiali predicare poteano quella tolleranza (7 2), che non ignoravasi disapprovare l’imperatore nel segreto del suo pensiero. Più un principe comanda coi privali suoi sentimenti che colle pubbliche scritture espresse dalla politica, eia prostrata moltitudine volentieri ricambia mercè una meritoria disobbedienza, l’apparente momentaneo sdegno del suo signore, con una tarda ma reale ricompensa.

Non si proibi a’ Cristiani in modo alcuno l’esercizio del loro culto, ma nou si ommise arte nessuna che