Pagina:Della Nuova Istoria.djvu/405

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scritture, vantasse’ d 1 anteporre la mite e pacifica del Portico e dell’Accademia. In taluno di quegl’istanti in cui la coscienza del merito estorce alla modestia qualche grata compiacenza delle proprie forze, non esitò d’affermare, e credealo forse veramente, essersi in lui trasfusa per metempsicosi l’anima del Macedone. Un si grand’ospite meglio, Onorare non poteasi quanto adoperando di emularlo nelle imprese persiane, ed un re governava allora la Persia, degno assai più che Dario di venire alla prova -dell’armi col rinascente Alessandro.

L’astuto e bellicoso Sapore dopo i gloriosi assedj di Amida e di Singara, pertinacemente insisteva a molestare colle incursioni degli Arabi a’ suoi stipendj le restanti provincie transtigrane dell’impero, perpetua materia di controversia fra i due popoli. La morte tuttavia di Costanzo lasciato avea le rivali nazioni in una specie di calma, comechè non protetta nè dalla debole guarentigia de’ trattati, riè dalla efficace e reale della reciproca tema. Persuaso per avventura dalle domestiche srie sciagure. (84), o più veramente dalla militar fama del nuovo principe, sembrava il persiano assumere più modèsti consigli, e piegando l’orgoglio d’un re de’ re innanzi alla porpora romana, tollerava di palesarsi desideroso anche della pace (85). Ma nè la conchiasione d’un vantaggioso trattato, nè l’acquisto d’una provincia, poteva essere la meta de’pensieri di colui, che proposta essendosi una guerra persiana come un teatro della sua ambizione, estendeva i desiderj all’acquisto dell’intera monarchia. Ributtate vennero le domande di pace, e quasi sdegnando di scendere a tenzone con uno