Pagina:Della Nuova Istoria.djvu/492

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multimi adreplo properans ullimis ferire suppetias. Annoiano, lib. 25, caj). 3.

(109) IMutti. in Ant.

(110) Vedi il iuugoe filosofico suo discorsolo Aminiano, lib. a 5, cap. di cui noi abbiamo solo riportalo le principali senleuze. Si è dello che la morie di Giuliano sia una studiala imitazione di quella di Socrale. Una così splendida imitazione della virtù è tanto vicina alla virtù stessa, quanto la disposizione di sempre mordere le azioni di un grand’uomo è vicina alla malignità, e diremmo ancora alla grettezza dell’animo. Che gli uomini muoiano virtuosamente e fortemente, e il facciano poi per senso proprio, o per imitazione, ciò poco rileva. Delle tante cose riferite da S. Gregorio intorno alla morte di lui, una sola ne trasceglieremo,.diti hujusmodi quemdam ile eo sermonem commemorarti: cimi in sublimem quemdam tumulimi ascendisset, ut velut e specula exercitum oculis usurparci, quantusque bello superfuisset, cognosceret, magnasque copiar, speque sua ampliores vidissel: quarti grave et indignum fuerit, dixisse, si hos omnes ad Romanorum terroni reduxerinws, quasi videlicet ipsis saluterà in fidente ni. Quibus verbis comrnotum militerà quemdarn, iraque proecipitem aduni, nulla salulis suoe habita ratione, in ipsius viscera gladinni adegisse. Dio di misericordia! ed in qual guisa permettere hai potuto che tanto I’ ira trascendesse in uno de’ più nobili sostegni della chiesa, sino a fare ch’egli ponesse in bocca d’un tal principe una sentenza che non osarono profferire nè i Ceroni, nè i Comodi, nè i Domiti, mi, nè quant’altri mai furonvi più scellerati principi che a noi ricordi la storia? Per altro i Persiani rimproveravano ai loro nemici di aver ucciso essi stessi il proprio imperatore, e che dal loro campo fosse parlilo il mortifero dardo. Annoiano (lib. 25, cap. 8) nel riportare questa opinione de’ Persiani osserva un circospetto silenzio, e Libanio dice apertamente che fu ucciso