Pagina:Della congiura di Catilina.djvu/41

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38 c. sallustio crispo

venuto a compir le legioni, benchè da principio soli due mila uomini avesse. Ma di tutta la gente sua, circa la quarta parte soltanto erano armati a dovere; gli altri l’erano a caso, chi di ronche, chi di lance, chi di acutissime pertiche. Pure, appressandosi Antonio col Romano esercito, Catilina per gli Appennini, or verso Roma, or verso la Gallia movendosi, non dava al Console opportunità di combatterlo. Sperava egli di avere in breve gran forze, ove i di lui compagni riuscissero in Roma l’impresa. Rifiutava frattanto gli schiavi, di cui concorreagli gran copia da prima, affidandosi nella possente congiura, ed a’ suoi interessi contrario parendogli il confonder la causa dei cittadini con quella dei fuggitivi schiavi.


LVII.


Ma, giunta nel di lui campo la nuova della congiura scoperta in Roma, e di Lentulo, Cetego, e gli altri colà giustiziati; molti, cui la sola speranza di preda o di novità indotti avea a tal guerra, cominciarono a spicciolarsi. Catilina, per aspri monti, a gran giornate nel campo di Pistoja condusse quanti ne potè ritenere, pensando per occulti sentieri potersi di là trafugar nella Gallia cisalpina. Ma Quinto Metello Celere con tre legioni occupava il campo Piceno; e dalle strettezze di Catilina argomentando i di lui disegni, saputo dai disertori la via ch’egli terrebbe, mosse prontamente il suo esercito, e al piè di quei monti, donde dovea Catilina sboccar nella Gallia, accampossi. Nè Antonio era molto lontano da Catilina; con poderosa oste inseguivalo per vie meno scoscese di quelle ch’ei fuggitivo teneva. Ma, vedendosi Catilina tra i monti e i nemici rinchiuso, uscita vana in Roma ogni impresa, e speranza nessuna di soccorso rimaner nè di fuga; credè in tale stato migliore il partito di tentar la fortuna dell’armi. Fermo perciò di combattere quanto prima con Antonio, a’ suoi radunati in tal modo parlava.


LVIII.


«Che le parole non accrescono ai forti coraggio, mi è noto, o soldati: nè, per arringare di Duce, un fiacco esercito imbelle diventò prode mai nè possente. Quanto ardire ha ciascuno dalla natura o dall’uso, altrettanto in guerra ne mostra. Vano è l’esortare coloro, che non per gloria si destano, e non per pericoli: li fa sordi il timore. Io, per rimembrarvi alcune cose soltanto, e darvi ad un tempo ragione del mio operare, vi