Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 1.djvu/44

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30 PROLEGOMENI

massimamente quando il discorso cade sui costumi di lui.

Eratostene fu ammaestrato nella filosofia in Atene dal chio Aristone (172), ascoltò eziandio il maestro di Arnione e principe della setta stoica, Zenone. E nondimeno Polemone che descrisse l’orbe e fiori verso la fine della vita d’Eratostene (173), osò dire, che Eratostene non andò affatto in Atene. Questa turpe mendacia di Polemone si biasima anche da Strabone medesimo, il quale attesta il contrario, e ciò che più è da notarsi, l’attesta quando accusa con molta ira Eratostene di aver nominato Aristone ed altri filosofi che trovavansi in Atene e vie , tacendo del più illustre fra gli altri, Zenone (17 4 )Non dee recar meraviglia nè il silenzio d’Eratostene, perciocché egli è probabile che disprezzasse, come il precettore suo Aristone, i domini degli stoici; nè l’ira dello stoico Strabone, perchè quegli tacque il nome del principe della stoica setta, Zenone; ma sana strano ch’egli non avesse biasimalo come ingannatore Eratostene, se fosse del tutto probabile la calunnia di Polemone (175). Del pari è improbabile che Eratostene rubasse lo scritto di Timostene. Il sospetto di simil plagio nacque unicamente da queste parole di Marciano. «Eratostene il cireneo, non so da quai ragioni mosso, trascrisse tutto il libro di Timostene, poche cose aggiungendo , in guisa che non si astenne nemmeno dal proemio, ma le medesime parole prepose alla propria sua opera (176)». Altro è nondimeno il trascrisse, ed altro il rubò. S’egli non nominò Timostene, la trascrizione è plagio, se il nominò, la trascrizione si reputa testimonianza d’aver egli trovato il componi-