Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/128

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116 della geografia di strabone



Noi dunque non seguiremo già questa etiologia, ma sì piuttosto quella che fondasi sopra cose più manifeste, e vedute in certo modo ogni giorno. Perocchè i cataclismi, i tremuoti, le eruzioni, e l’improvviso gonfiarsi del letto del mare innalzano il mare istesso, come lo abbassano i subiti sprofondamenti del suolo. E nel fatto non è già vero che possano uscir del mare masse ed isole piccole, ma grandi no; ovvero isole, e non continenti: e così possono anche sprofondarsi i grandi terreni del pari che i piccoli. Però si dice che per tremuoti si apersero alcune voragini, le quali inghiottirono intiere regioni colle loro città, come Bura e Bizone1 ed altre parecchie. Nè alcuno può dire che la Sicilia sia uno smembramento d’Italia, piuttostochè un paese cacciato fuori dal fuoco dell’Etna, come anche le isole di Lipari e di Pitecusa2.

Eratostene poi è tanto singolare, che sebbene sia matematico, non sostiene però l’opinione di Archimede. Questi nel libro Dei corpi galleggianti afferma che la superficie di ogni liquido in istato di riposo è sferica ed ha un medesimo centro colla terra: e questa opinione è ricevuta da quanti abbiano pur toccate le matematiche discipline. Ma Eratostene stima che il mare interno, comunque per confessione sua propria sia tutto continuo, non sia però tutto compreso sotto una

  1. Bura e Bizone. La prima era una città vicina al golfo di Corinto. L’altra era secondo alcuni nella Tracia, secondo altri nel Ponto, e forse più probabilmente nella Mesia inferiore sulla riva occidentale del Ponto Eussino.
  2. Lipari ed Ischia.