Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/132

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nesse poi scoperto dall’acque.» Ma riesce anfibologico quel dire che fosse impaludato tutto il luogo che tocca al mar Rosso: perocchè toccare1 significa e l’essere vicino e l’esser congiunto; per modo che trattandosi di acque concorrano le une nelle altre. Io per me dunque intendo che le mentovate paludi si stendessero fin verso il mar Rosso per tutto quel tempo che lo stretto delle Colonne fu chiuso; e che quando poi questo fu rotto, avvenisse il ritiramento dell’acque per essere il nostro mare divenuto più basso a cagione dello sfogo ch’esso ebbe a traverso allo stretto. Ma Ipparco invece intendendo sotto l’espressione toccare, che il nostro mare fosse contiguo coll’Eritreo, domanda, come mai quando si aperse lo sfogo delle Colonne, ed il Mediterraneo vi discorse per mezzo, non trasse con sè anche l’Eritreo2 che gli era congiunto, ma questo invece rimase al suo livello di prima, nè s’abbasso? E nel vero, anche


    Il Coray per altro accetta la lezione συνενδούσης δὲ τῆς θαλάττης proposta anche dagli editori francesi in luogo della comune συνελθούσης; sicchè verrebbe a dirsi non quando il mare si congiunse, ma quando si ritirò: e questa variante è fatta probabilissima soprattutto dall’averla già usata Strabone parlando appunto di questi luoghi medesimi. Tuttavolta siccome questo ritirarsi del mare sarebbe accaduto, secondo il nostro stesso Autore, appunto quando l’Oceano si congiunse col Mediterraneo, perciò non credetti necessario di allontanarmi dall’ordinaria lezione.

  1. Il vocabolo greco è συνάπτειν.
  2. Il nome di Eritreo davasi non solo al golfo Arabico, ma sì anche al mare delle Indie, cioè al mare compreso fra le coste orientali dell’Africa e la penisola dell’India. (G.)