Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/138

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
126 della geografia di strabone

menti dalla mano dell’uomo, e qualche volta invece essa unisce i luoghi disgiunti, sia col portar terra, sia col gittar ponti; siccome nell’isola posta rimpetto a Siracusa ora v’ha un ponte che la unisce col continente, mentre da prima eravi un rialto di pietre ammassate a cui Ibico dà il nome ecletto1. E Bura ed Elice disparvero; quella per una voragine, questa sommersa dai flutti. Presso a Metone nel golfo Ermionico sbucò fuori un monte di sette stadj per una eruzione di materie infuocate, e quel luogo di giorno non può appressarsi tanto pel calore, quanto per l’esalazione sulfurea, ma di notte ha buon odore, e risplende di lontano, e manda sì gran calore che il mare ne ferve per lo spazio di cinque stadj, e per lo spazio di ben venti è torbido, trovandosi in quel tratto macigni dirotti non punto minori di torri. Dal lago Copnide poi furono sommerse Arne e Midea, mentovate anche da Omero nella enumerazione delle navi, dicendo: Coloro che abitavano la pampinosa Arne e Midea.

Così pare che anche dal lago Bistonide e da quello che ora si dice Afnitide siano state sommerse alcune città della Tracia (v’ha chi dice anche alcune dei Treri perchè abitarono fra i Traci); e Artemita, già tempo una delle isole Echinadi diventò terraferma: e si dice che anche alcune altre isolette vicine all’Acheloo soggiacquero allo stesso accidente per le alluvioni del fiume; e questo accadrà anche delle rimanenti, siccome Esiodo2 afferma. V’hanno eziandio alcune sommità

  1. Cioè: Raccolte insieme da ogni dove.
  2. È probabile che debba invece leggersi Erodoto.