Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/139

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

libro primo 127

dell’Etolia che un tempo furono isole: e mutò condizione anche Asteria denominata Asteride da Omero:

                             Siede tra la pietrosa Itaca e Samo
                             Un’isola in quel mar, che Asteri è detta;
                             Pur dirupata, nè già troppo grande,
                             Ma con sicuri porti, in cui le navi
                             D’ambo i lati entrar ponno1:

ed ora non vi si potrebbe nemmanco gettar l’ancora comodamente. In Itaca non v’ha più nè l’antro nè il Ninfeo di cui parla Omero: ma gli è più ragionevole incolparne le mutazioni de’ luoghi, anzichè l’ignoranza del poeta, o attribuirgli il proposito di descrivere falsamente i luoghi per desiderio di favoleggiare. Ma non essendo ciò ben manifesto, lascio a chi vuole il farvi sopra le sue considerazioni. Anche Antissa fu da prima un’isola, come dice Mirsillo; e portava tal nome per essere rimpetto a Lesbo che allora chiamavasi Issa. Alcuni poi hanno affermato che anche Lesbo si staccò già dall’Ida, in quella guisa che Prochite e le Pitecuse staccaronsi dal capo Miseno, Caprea dall’Ateneo, la Sicilia dal territorio di Reggio, e l’Ossa dall’Olimpo.

Consimili mutazioni avvennero anche altrove. Il Ladone nell’Arcadia sospese una volta il suo corso. Duride afferma che le Ragadi2 della Media furon così nominate dall’essersi la terra aperta per cagione di un tremuoto presso le porte Caspie, per modo che molte città e molti villaggi furono ingoiati, e parecchi fiumi soggia-

  1. Odiss., lib. iv, v. 844.
  2. Il vocabolo greco Ῥάγάδες significa fessure, rotture.