Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/157

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libro secondo 145

presso a poco siffatto: di modo che le parti più settentrionali dell’India, e contigue coi monti Caucasii finiscono in questo cerchio1». - Aggiunge poi anche quest’altro argomento: «Che dal golfo d’Isso al mare Pontico la distanza andando al nord verso Amiso o Sinope2 è di circa tremila stadii, quanto si dice che sia la larghezza dei monti. Chi poi da Amiso si muove verso il levante equinoziale incontra primamente la Colchide, poscia le alture che circondano il mar d’Ircania, e la strada che conduce a Battra, e di quivi più oltre agli Sciti, avendo sempre le montagne alla destra. La stessa linea andando da Amiso verso ponente attraversa l’Ellesponto e la Propontide. Ora da Meroe all’Ellesponto v’hanno non più che diciottomila stadii, quanti ve n’ha anche dall’estremità meridionale dell’India fino ai paesi dei Battriani, qualora ai quindici mila stadii occupati dalla larghezza dell’India si aggiungano i tremila corrispondenti alla larghezza dei monti».

A questa dottrina contraddice Ipparco abbattendone le autorità: «Patrocle non essere credibile dacchè contrastano alla sua testimonianza Deimaco e Megastene,

  1. Siccome il parallelo di Tine, secondo Eratostene, era a 25,450 stadj dall’equatore, così levandone 15,000 (che sono la sua distanza dal parallelo dell’estremità dell’India) ne restano 10,450. Lo stesso Eratostene poi poneva l’altezza di Meroe a 11,700 stadj; sicchè anche secondo i suoi calcoli l’estremità meridionale dell’India doveva essere di 1250 stadj più verso mezzogiorno che Meroe. E perciò il ragionamento di Eratostene non è esatto. (G.)
  2. Samsoun, Sinoub.
Strabone, tom. II. 10