Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/203

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libro secondo 189

errori di lui, come noi facciamo: ma egli invece, se punto a questo pensò, comanda che ci dobbiam riportare alle carte antiche, le quali assai più che quella di Eratostene hanno bisogno di essere rettificate.

L’argomento poi che Ipparco soggiunge ha lo stesso difetto: perocchè piglia per fondamento una proposizione dedotta da dati non consentiti e da noi già riprovata, cioè che non ecceda la misura di mille stadii quello spazio onde Babilonia è più orientale di Tapsaco. Perocchè quando bene dai calcoli di Eratostene risultasse che Babilonia fosse per duemila e quattrocento stadii più orientale di Tapsaco (giacchè la via più breve da Tapsaco al luogo dove Alessandro passò il Tigri è di stadii duemila e quattrocento, e il Tigri e l’Eufrate dopo avere circondata la Mesopotamia discorrono verso l’oriente, poscia ritorconsi a mezzogiorno, avvicinandosi l’uno all’altro e tutti e due a Babilonia) non per questo vi sarebbe punto di assurdità nel suo ragionamento.

Così va errato Ipparco anche nel raziocinio che soggiunge subito dopo: nel quale vorrebbe provare che la strada da Tapsaco alle Porte caspie, a cui Eratostene assegnò dieci mila stadii, viene da lui annunciata siccome diritta, comunque non l’abbia poi misurata sopra una linea retta, perchè questa è molto più breve. Il modo con cui Ipparco ragiona è il seguente. Dice «che anche secondo Eratostene è uno stesso meridiano quello che passa per la bocca Canopica e quello delle Cianee, ed è distante da quello di Tapsaco seimila e trecento stadii: e le Cianee sono distanti seimila e seicento stadii