Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/214

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cupa soltanto la metà, o poco più che la metà, dello spazio situato fra i tropici; non mai per altro ch’essa lo eguagli.

Rispetto poi al sistema di Aristotele, Posidonio aggiunge1: «Siccome i cerchj artici non sono in tutti i climi, nè sono da per tutto gli stessi, come mai si potrebbero col mezzo loro determinare le zone torride i cui limiti debbon essere immautabili?». Ma se i cerchj artici non si trovano in tutti i climi, ciò non fa punto contrasto col sistema di Aristotele; bastando ch’essi sussistano per coloro che abitano la zona temperata2: bensì è una giusta osservazione, ch’essi non sono da per tutto gli stessi, ma cambiano situazione.

Posidonio poi dividendo anch’egli la terra in zone, dice «Che cinque se ne debbono annoverare per giovarsene nella spiegazione dei fenomeni celesti; e che di queste, due sono perischie3, e si stendono dai

  1. Queste parole furono aggiunte dai Traduttori francesi, e sono quasi necessarie a collegare ciò che l’Autore ha detto con quello che sta per dire.
  2. Giacchè, s’intende, noi non conosciamo altri popoli, fuor quelli situati in questa zona - Non vi sono poi cerchj artici mobili per coloro che abitano sotto l’equatore, nè per quelli che abitassero sotto i poli. (G.)
  3. Perischi si dicono, da περὶ intorno e da σχία ombra, i popoli abitanti sotto le zone fredde, i quali veggono nel volger del giorno l’ombra dei loro corpi cadere da ogni lato intorno a sè, perchè il sole non tramonta appo loro per una certa parte dell’anno. — Le zone eteroschie sono quelle nelle quali l’ombra gitta sempre da un lato (έτερος, uno dei due), e tali sono la