Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/217

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libro secondo 203


Che poi questa partizione sia anche geografica si fa di qui manifesto, che la geografia cerca di determinare la parte di una delle zone temperate che noi abitiamo. Ora verso il levante e il ponente gli è il mare che segna questo confine; ma dalla parte del mezzogiorno e del settentrione, lo indica la temperatura dell’aria: ed il mezzo di cotal zona, essendo temperato, è favorevole ai vegetabili ed agli animali; ma le estremità sono amendue insopportabili o per eccesso o per mancanza di calore. A queste tre differenze pertanto fu necessaria la predetta divisione in cinque zone. E nel vero1 essendo la sfera terrestre divisa dall’equatore in due parti, cioè nell’emisferio settentrionale dove noi siamo, e nel meridionale, si fanno evidenti le tre differenze delle quali parliamo; perchè noi vediamo le parti vicine all’equatore ed alla zona torrida inabitabili pel calore; quelle che son verso il polo, pel freddo; ed invece le parti di mezzo essere temperate e abitabili2.

  1. Osservano gli Editori francesi che Strabone invece di soggiungere qui, come par che prometta, qualche prova del suo assunto, viene quasi a concedere che la divisione più ragionevole sia quella in sei zone. Notano inoltre che il filo del raziocinio è più difficile dell’ordinario a cogliersi, e che tutto questo passaggio presentando una specie di tautologia induce a sospettare che sia in parte interpolato.
  2. Non può bene intendersi dove Strabone segnasse i limiti delle zone. Parrebbe quasi aver lui creduto che questi limiti debbano essere gli stessi in tutte e due le divisioni da lui indicate; ma ciò non può essere. Se noi indaghiamo la sua opinione secondo la differenza delle ombre, la zona torrida risulta per certo secondo lui di 48° di larghezza, ciascuna zona temperata