Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/218

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204 della geografia di strabone


Ma Posidonio aggiungendo due zone sotto i tropici, non osserva quell’analogia nè que’ principii sui quali si fonda la divisione in cinque zone; ma in certo modo vorrebbe giovarsi delle differenze da popolo a popolo per determinare le zone, chiamandone una etiopica, l’altra scitica e celtica, e media la terza.

Polibio poi non coglie nel vero quando fa alcune zone limitate dai cerchj artici, e dice che due di esse zone si trovano al di là dei cerchj predetti, e due stanno fra questi cerchi ed i tropici. Perocchè già dicemmo che non si debbono limitare con segni mutabili cose immutabili; e che non voglionsi adoperare i tropici per determinare i confini della zona torrida. Questo noi abbiam detto. Nondimeno s’egli divise in due parti la zona torrida, pare che a ciò lo movesse una non dispregevol ragione; per la quale col mezzo dell’equatore dividiamo acconciamente in due parti anche tutta intiera la terra, cioè negli emisferj settentrionale e meridionale. Perocchè è manifesto che secondo una tale divisione anche la zona torrida viene ad essere tagliata in due, sicchè poi l’uno e l’altro emisferio si

    sarà di 42°, e le fredde di 24°. Se per lo contrario consideriamo soltanto la temperatura, limitando (com’egli dice) la zona torrida ai soli paesi inabitabili, estesi al parer suo a 8,800 stadii dall’equatore, è certo che una divisione siffatta non ha più relazione di sorta colla prima. Tutta la zona torrida sarà ristretta a 25° 8’ 34’’; ciascuna delle temperate sarà di 41° 51’ 26’’, giacchè vedremo ch’ei pone i limiti della terra abitabile verso il nord a 38,100 stadii dall’equatore; e ciascuna zona fredda avrà 35° 34’ 17’’. (G.)