Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/256

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242 della geografia di strabone

sicchè a misura che andiam progredendo verso il levante o verso il ponente, vediamo la loro forma diventare sempre più angusta; e finalmente dalle dimensioni medesime della Terra abitata. E nel vero la sua maggiore lunghezza, che quasi da tutte le parti finisce in un mare grande e deserto per modo che niuno osò navigarvi finora, non oltrepassa i settanta mila stadii; e la sua larghezza maggiore è al di sotto di trenta mila a motivo dei climi renduti inabitabili dall’eccesso del freddo o del caldo: mentre la porzione del quadrilatero che il calore eccessivo non permette di abitare è larga otto mila e otto cento stadii, e nella sua maggiore lunghezza si estende a cento ventiseimila, corrispondenti alla metà di tutta la circonferenza dell’equatore; ed il restante di ciò che la Terra abitata non occupa è uno spazio ancora più grande1.

Con queste dottrine concorda in qualche modo ciò che vien detto da Ipparco: perocchè costui avendo supposto che la grandezza del globo sia quale la dice Eratostene, afferma che sopra questa misura dobbiamo determinare l’estensione della Terra abitata, non v’essendo notabile diversità, rispetto ai fenomeni celesti di ciaschedun paese, dal seguitare l’opinione di Eratostene o quelle che ci furono tramandate dagli scrittori venuti dopo di lui. Siccome pertanto, secondo Eratostene, il cerchio dell’equatore è di duecento cinquan-

  1. In tutto questo passo, dove la lezione è in più luoghi o evidentemente corrotta o sospetta, mi sono attenuto agli Editori francesi; il Coray propone qualche variante che discorderebbe alcun poco da loro: ma senza autorevoli manoscritti.