Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/265

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libro secondo 251

nia fino a que’ luoghi della Tirrenia1 che stanno rimpetto alla Sardegna; e verso il mezzogiorno dall’Eussino fin ai confini dell’Etiopia: nè fra quanti altri hanno trattato della Geografia potrebbe trovarsi pur uno che abbia visitata egli stesso un’estensione di luoghi molto maggiore di questa; ma quei che mi vincono nei viaggi verso occidente, non attinsero poi una pari distanza nei paesi orientali; e quelli invece che in queste regioni mi superano, mi rimangono a dietro in quelle verso ponente. Lo stesso dicasi de’ viaggi verso il mezzogiorno od il settentrione. Del resto egli è principalmente col raccogliere le altrui relazioni che e gli altri e noi abbiamo potuto comporre la figura, la grandezza e le altre proprietà di ciascun paese: in quel modo che l’intelletto raccoglie le nozioni dai sensi. Perocchè la figura e il colore di una mela, il suo odore, la consistenza, il sapore ci vengono annunciati dai sensi; e da queste qualità la nostra mente poi si compone la nozione di quel frutto. Così anche nelle grandi masse addiviene che il senso ne vede le parti, ma il tutto sel forma la mente dalle parti vedute. E così anche gli uomini desiderosi di sapere, prestando fede, non altrimenti che ai sensi, a coloro che videro e viaggiarono parecchi luoghi, quali nell’una quali nell’altra parte del globo, mettono poi insieme in un solo disegno il prospetto di tutta la terra abitata. E i condottieri di eserciti dirigono bensì ogni cosa, ma non si trovan però da per tutto, e il più delle cose sanno per mezzo

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