Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/272

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258 della geografia di strabone

tannia. Laonde è manifesto quanto la larghezza della Terra abitata nelle sue estremità si ristringa pel mare che l’è diffuso all’intorno.

Poichè dunque la figura dell’universo è siffatta, sembra opportuno pigliare due linee rette, le quali tagliandosi fra di loro ad angoli retti, attraversino la Terra abitata; l’una secondo la sua maggiore lunghezza, l’altra secondo la maggiore larghezza: e quella sarà uno dei paralleli, questa uno dei meridiani. Poi tornerà bene l’immaginare altre linee parallele a ciascuna delle due predette, per dividere con esse in più parti la terra ed il mare che solitamente frequentiamo. Perocchè in cotal modo si farà sempre più aperto la figura della Terra abitata essere quale noi l’abbiam detta, e che le linee sono di varia misura, sì quelle che segnano la lunghezza, come quelle che vanno pel largo; e si potranno anche distinguer meglio le posizioni dei luoghi secondochè sono più all’oriente od all’occidente, al settentrione od al mezzogiorno1. Come poi

  1. Al tempo di Strabone non s’era per anco introdotta l’usanza dei meridiani e dei paralleli di grado in grado sulle carte particolari, e di cinque in cinque o di dieci in dieci gradi sulle carte generali. Invece di questa comoda usanza, per la quale si scopre ora con somma facilità la corrispondenza di ogni punto della carta coi cerchj della sfera, tiravansi un meridiano ed un parallelo in ciascun luogo principale, la cui posizione era, o credevasi, nota. La carta trovavasi quindi divisa in quadrati molto disuguali fra loro; e invece d’indicare la longitudine e latitudine delle città intermedie con un numero qualunque di stadii, o per gradi e minuti, dicevasi: La tal città è sotto lo stesso clima, o