Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/285

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

libro secondo 271

paesi. Il nostro mare pertanto è quale noi lo abbiamo rappresentato. Ora è d’uopo descrivere le terre che lo circondano, pigliando principio da quelle parti medesime dalle quali abbiam cominciata anche la descrizione del mare.

A chi dunque vi entra per lo stretto delle Colonne giace a destra la Libia1 fino alla corrente del Nilo, ed a sinistra, sulla sponda opposta dello Stretto, l’Europa fino al Tanai2: e l’una e l’altra finiscono nell’Asia. E noi dobbiamo cominciare dall’Europa, siccome quella ch’è di più variata figura, ch’è per natura sommamente opportuna all’industria ed all’incivilimento de’ suoi abitatori, e comunica alle altre due gran parte de’ suoi proprj beni3. E nel vero l’Europa è tuttaquanta abitata, tranne una piccola parte inabitabile a cagione del freddo; quella cioè che confina coi nomadi4 lungo il Tanai, la Meotide ed il Boristene. Del rimanente quella parte ch’è fredda e montuosa, non è per propria natura abitabile senza difficoltà; ma avendo buoni cultori s’inciviliscono anche i luoghi in prima abitati a disagio e con abitudini di ladroni. Così gli Elleni possedendo solo montagne e rocce, a forza di

  1. L’Africa.
  2. Fino al Don.
  3. S’intende il frutto delle scienze e delle arti ch’essa ha perfezionate; giacchè Strabone non potè ignorare che l’Europa ricevette dall’Asia e dall’Africa non solo i principj delle scienze e delle arti, ma ben anche gli elementi della civiltà. (G.)
  4. Nomadi. Il testo dice: τοῖς Αμαξοίκοῖς, cioè: coi popoli che abitano sopra carri.