Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/299

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

libro secondo 285

da coloro che abitano sotto l’equatore1, e fermandosi sempre di settecento in settecento stadii ne’ luoghi abitabili che s’incontrano lungo il meridiano già detto, si sforza di venire indicando i fenomeni occorrenti in ciascheduno di essi.

Ma a noi non gioverebbe di pigliare le mosse dall’equatore. Perocchè se que’ luoghi sono abitabili, siccome stimano alcuni, si vuol dire che quella è una Terra che sta da sè sola, angusta, collocata fra que’ paesi che l’eccesso del caldo rende inabitabili, tale insomma da non poter essere risguardata come una parte di questa nostra. Ora il geografo considera soltanto la Terra abitata nella quale noi viviamo: e questa è limitata a mezzogiorno dal parallelo che attraversa il Cinnamomoforo, a settentrione da quello di Ierna: nè fa mestieri, se i nostri lettori ricordansi della figura geografica, di venire menzionando tutte le abitazioni che questo spazio comprende, nè tutti i fenomeni celesti a quelle corrispondenti. Bensì dobbiamo cominciare anche noi, come fa Ipparco, dalle parti meridionali.

Dice egli pertanto come quei popoli i quali abitano sotto il parallelo del Cinnamomoforo2, distanti tre mila stadii da Meroe verso il sud, ottomila e ottocento stadii dall’equatore verso il settentrione, trovansi vici-

  1. Il testo dice: sotto il meridiano, ἐν τῷ μεσημβρινῷ; ma è evidente doversi leggere, ἐν τῷ ισημερινῷ. Così gli Edit. fran. Vuolsi per altro notare che il Coray s’è in questo luogo attenuto alla lezione comune.
  2. Il centro dell’Abissinia. - Meroe è ora Gherri nel regno di Fungi. (G.)