Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/298

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284 della geografia di strabone


Agli astronomi più che agli altri appartiene il trattare di questa materia, siccome fece appunto Ipparco, descrivendo (come dice egli stesso) tutti i varj fenomeni celesti corrispondenti a ciascun luogo compreso in quella quarta parte del globo nel quale si trova la nostra Terra abitata1, cioè a ciascun luogo compreso fra l’equatore ed il polo settentrionale. Ma non s’aspetta ai geografi il trattare di quelle cose che sono fuori della nostra Terra abitata; e nemmanco rispetto alle parti di questa giova metter dinanzi all’uomo di Stato tutte le possibili differenze; perocchè sono molto numerose e complicate. Quindi a noi basterà il registrare in questo luogo soltanto le più notabili e le più semplici da Ipparco indicate: e supponendo, com’egli dice e come insegnò anche Eratostene, che la circonferenza della terra sia di duecento cinquantadue mila stadii, non troverassi diversità di gran momento rispetto ai fenomeni nei varii gradi dei luoghi ai quali si limiterà la nostra enumerazione.

Chi pertanto divida in trecento sessanta parti (gradi) il cerchio massimo della terra, troverà che ciascuna di queste parti corrisponde a settecento stadii. Ora di questa misura appunto si serve Ipparco a determinar le distanze su quel meridiano che passa per Meroe, come abbiamo già detto. Egli pertanto comincia

  1. Καθ᾽ ἕκαστον τῆς γῆς τόπον τῶν ἐν τῷ καθ᾽ ἡμᾶς τεταρτημορίῳ τεταγμένων. Così, dopo la correzione del Tyrwhitt, leggono gli Edit. franc. ed il Coray.