Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/314

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riente e di mezzogiorno non cede al confronto di qualsivoglia altra regione della Terra abitata nell’abbondanza di quanti beni producono il suolo ed il mare. E questo paese è quello che il Beti attraversa; il qual fiume piglia il suo principio in quelle parti medesime d’onde l’hanno l’Ana ed il Tago, e nella sua grandezza tiene per così dire il di mezzo fra questi due: ed esso pure sul principio discorre alcun poco verso occidente come fa l’Ana, poscia convertesi al mezzogiorno, e sbocca nel mare da una stessa spiaggia con quello. Dal nome di questo fiume chiamano Betica tutto il paese, che dicesi anche Turditania da’ suoi abitanti, i quali si nominano Turditani e Turdoli1. E v’ha chi li reputa un popolo solo, mentre invece altri li distinguono in due, fra i quali è Polibio; giacchè dice che presso ai Turditani dalla parte del settentrione abitano i Turdoli. Ma oggidì non apparisce fra loro distinzione veruna. Credesi che costoro siano i popoli più colti fra tutti gl’Iberi: danno opera alle lettere, ed hanno relazioni scritte delle antiche memorie; e poemi, e leggi in versi, dicono, da sei mila anni. Anche alcuni altri Iberi hanno una letteratura, la quale non è peraltro da per tutto la stessa, giacché non è lo stesso nè anche il linguaggio. Questo paese al di qua dell’Ana si stende verso l’Oriente fino all’Oretania, e verso il mezzogiorno dalle foci dell’Ana, lungo la marina fino allo stretto delle Colonne. Ma è necessario parlare più minutamente

  1. Questi popoli occupavano le due sponde del fiume Guadalquivir per quanto si stende tutta la moderna Andalusia.