Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/317

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libro terzo 303

Subito dopo è la bipartita foce del Beti, e l’isola che dalle due bocche viene abbracciata descrive una spiaggia di cento, e, secondo alcuni, anche di più che cento, stadii. Colà intorno è l’oracolo di Menesteo, e la torre di Cepione che innalzasi sopra una pietra circondata dal mare, ed è mirabilmente costrutta (come il Faro) per la salvezza dei naviganti. Perocchè il fango che il fiume gitta all’infuori forma quivi de’banchi, ed il mare che gli sta dinanzi è anche sparso di scogli, sicché v’ha mestieri di qualche visibil segnale. Di quivi si naviga a ritroso del Beti, e trovansi la città di Ebura e il tempio di Lucifera1 cui chiamano Luce Dubbia. Appresso vengono le altre lagune navigabili, e poscia il fiume Ana, anch’esso con due bocche, ciascuna delle quali può navigarsi: ed ultimo finalmente è il promontorio Sacro distante da Gadi meno che due mila stadii. Alcuni dicono che dal promontorio Sacro alla bocca dell’Ana v’hanno sessanta migjia; cento dal promontorio stesso alla bocca del Beti; e settanta di quivi a Gadi.


CAPO II.

Della Turditania o Betica.


Al di sopra della spiaggia marittima che s’incontra prima dell’Ana giace la Turditania che il Beti attraversa. La circoscrivono verso occidente e settentrione il fiume

  1. Τὸ τῆς Φυσφόρον είρὸν. Il soprannome di Φυσφόρος, lucifera, o apportatrice di luce lo davano i Greci a Diana.