Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/335

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libro terzo 321

le favolose invenzioni. Così per avere saputo che i Cimmerii abitavano in luoghi settentrionali ed oscuri vicino al Bosforo, li collocò vicini all’inferno. Ma forse ciò fece anche per quell’odio che gl’Ionii portano comunemente a questa nazione; perocché nei tempi di quel poeta o poco prima fecero i Cimmerii una scorreria fino all’Eolia ed all’Ionia. Finse del pari le isole Plancte1 pigliandone l’idea dagli scogli Cianei, come colui che si studiò sempre di trarre dal vero le sue favolose invenzioni. Perocchè immaginò certi scogli pericolosi come si affermava che fossero i Cianei, detti per questo anche Simplegadi2, e poi v’aggiunse anche il racconto di Giasone che vi passò navigando nel mezzo. E lo stretto delle Colonne e quello della Sicilia gli suggerirono la favola degli scogli erranti. Pertanto, a interpretar male Omero, potrebbe dirsi che nella invenzione del Tartaro è da lui fatta menzione di Tartesso: a interpretarlo poi bene, ciò potrebbe congetturarsi da questi altri argomenti. Perocchè le spedizioni di Ercole e dei Fenici fino a quel paese gli fecero conoscere la ricchezza e la dappocaggine degli abitanti, i quali si lasciarono superar dai Fenici per modo che la maggior parte delle città nella Turditania e ne’ luoghi circonvicini sono ora abitate da questi. E parmi eziandio che la spedizione di Ulisse in que’ luoghi, raccontata da lui, gli abbia dato motivo di trasportare l’Odissea, come anche

  1. Cioè Isole erranti.
  2. Cioè Urtantisi fra loro.


Strabone, tom. II. 21