Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/379

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libro terzo 365

questa opinione che le dice l’estremo confine e della terra e del mare. Anche Posidonio stima che questa opinione sia più credibile di tutte, e che l’oracolo e le molte spedizioni ricordate poc’anzi siano una menzogna fenicia. E nel vero in quanto alle spedizioni non so quello che si potesse dir con certezza o per negarle o confermarle: ma bensì ha qualche ragione chi dice che quelle isolette o montagne non somigliano a colonne, e cerca presso a colonne propriamente dette i confini della terra abitata e della spedizione di Ercole. Perocchè v’ebbe già questa usanza di porre così fatti confini; così per esempio quelli di Reggio fondarono sullo stretto una piccola torre in luogo di una colonna, alla quale poi sta di rimpetto la torre di Peloro: così furono poste le così dette are dei Fileni quasi nel mezzo di quello spazio che divide l’una dall’altra Sirti; e v’ha ricordo di una certa colonna anticamente fondata sull’istmo di Corinto e posta in comune dai Ionii che, discacciati dal Peloponneso, occuparono l’Attica e il Megarese, e da coloro che impadronironsi in quella occasione del territorio d’onde questi erano stati espulsi: sulla quale colonna poi dal lato che accennava a Megara avevano scolpito: Qui non è Peloponneso ma Ionia; e dall’altro: Qui è Peloponneso e non Ionia. Anche Alessandro fondò alcune are come confini della sua spedizione nell’India orientale in que’ luoghi ai quali ultimamente pervenne, imitando Ercole e Bacco. Tale adunque era il costume antico. Ma è naturale per altro che anche i luoghi pigliassero il nome de’ monumenti cbe v’erano eretti principalmente dopo che questi furono consumati