Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/380

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
366 della geografia di strabone

dal tempo. Così non restano più a’ dì nostri le are dei Fileni, ma il luogo ne conserva tuttora il nome: e dicono che nell’India non si vedevano più le colonne di Ercole nè di Bacco; e non di meno i Macedoni seguitando i nomi e le indicazioni di alcuni luoghi nei quali trovarono qualche indizio delle cose che si raccontan di Ercole o di Bacco, credettero che quelli fossero le colonne. Il perchè poi si può credere che anche nei luoghi dei quali parliamo, i primi uomini, volendo porre dei limiti, adoperassero are o torri o colonne fatte a mano e poste nelle parti più ragguardevoli di que’ luoghi nei quali finirono le loro spedizioni (e ragguardevoli soprattutti sono gli stretti, e i monti che stanno lor sopra, e le isole, cose tutte acconcissime ad indicare le estremità e i cominciamenti dei paesi); ma quando poi que’ monumenti artefatti svanirono fu naturale che il loro nome si trasportasse a’ luoghi dov’essi erano stati, o fossero questi, come vogliono alcuni, le due isolette già mentovate, o quei promontorii dai quali è formato lo stretto. Perocchè questo è difficile a stabilirsi, a quale di questi due luoghi si debba attribuire siffatta denominazione per essere tutti e due somiglianti a colonne. E dico che sono somiglianti, perchè sogliono collocarsi in luoghi che manifestamente dimostrano di essere l’estremità di un paese; sicchè poi e questo stretto ed altri parecchi van sotto il nome di bocche, e una bocca è il principio della navigazione a chi entra in un luogo qualunque ed è invece il fine a chi n’esce. Le due isolette pertanto situate vicino a questa bocca, per avere una chiara periferia ed acconcia a servire di segno, si pos-