Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/398

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
384 della geografia di strabone

occorrono di mano in mano: e fra questi quindici se n’eleggono ancora tre con maggiore autorità degli altri. Nessuno può esser fatto timoco se non ha figliuoli o non è uscito d’una famiglia che almeno da tre generazioni appartenga a quella cittadinanza. Le leggi sono ioniche, e soglionsi esporre pubblicamente. Il paese porta olivi e viti; ma scarseggia di frumento per l’asprezza del terreno. Il perchè poi confidando meglio nel mare che nella terra, si sono dati di preferenza alla navigazione, siccome occupazione più naturale e più conveniente a loro. Tuttavolta in progreso di tempo col loro coraggio si sottomisero alcuni dei luoghi circonvicini con quelle forze medesime colle quali fondarono anche alcune città da servir poi a loro come di propugnacoli; pei esempio nell’Iberia1 contro gl’Iberi, fra i quali trasportarono anche i patrii lor riti di Diana Efesia; per modo che anche quei popoli cominciarono quindi a sagrificare secondo l’usanza dei Greci. Lo stesso dicasi di Rode ed Agata2 fabbricata contro que’ barbari che abitano lungo il Rodano; poi di Taurento, Olbia, Antipoli e Nicea3, opposte alla nazione dei Salii ed ai Liguri abitatori delle Alpi. Hanno inoltre i Marsigliesi arsenali ed armerie; e in antico ebbero gran copia di navi, d’armi e di macchine occorrenti così alle spedizioni di mare, come alla espugnazione delle città: colle quali poterono poi e resistere ai barbari, e rendersi

  1. Tali sono Emeroscopio, Emporio e Rodope, delle quali Strabone ha già parlato descrivendo la Spagna.
  2. Agde.
  3. Ora Taurento, Euba, Antibo e Nizza.