Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/40

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28 della geografia di strabone

alcuna di cotal genere, costui o assolutamente non può giovarsi del nostro libro, o per ora almeno, e finchè non abbia pigliata cognizione di quelle cose senza le quali non potrebbe mai essere acconcio allo studio della geografia. In breve questo mio libro debb’essere di generale utilità, e giovevole all’uomo di Stato del pari che al semplice cittadino, come il libro di storia da me composto. Ed anche in quello io chiamai uomo di Stato non colui ch’è affatto ignorante, ma colui che ha qualche parte di quel corso di studi che sono usitati fra le persone gentili ed amanti della sapienza. Perocchè non potrà nè biasimar nè lodare con ragione, nè giudicare se siano degni di ricordanza gli avvenimenti passati colui che non siasi punto curato nè della virtù, nè della prudenza, nè di quello che intorno a così fatti argomenti suol dirsi. Quindi anche coloro i quali han pigliato a descrivere i Peripli ed i così detti Porti fecero opera imperfetta, per non avervi frammesso ciò che delle matematiche e delle cose celesti sarebbe convenuto toccare1. E però noi avendo pubblicati alcuni Commentarii storici2, utili (per quanto crediamo)

  1. Questa descrizione di Porti e questi Peripli erano opere somiglianti ai moderni Portulani: erano spesse volte semplici itinerarii che indicavano le distanze dei luoghi senza parlare delle loro astronomiche posizioni. Molte di queste opere si pubblicarono sotto il regno de’ Tolomei, perchè quei principi fecero fiorire la navigazione. Ne sussistono però alcune più antiche, e ve n’ha di molto preziose per grande esattezza purchè se ne sappia trarre profitto. (G.)
  2. Ne fa menzione anche Plutarco nella vita di Lucullo.