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| libro quarto | 441 |
Varrone, il quale essendo allora capo di quella guerra li vinse. Augusto poi avendo inviati colà tre mila romani fondò la città d’Augusta[1] in quel medesimo luogo nel quale Varrone aveva posto il suo campo: ed ora tutto il paese circonvicino è in pace, fino alle estreme sommità del monte.
Le parti di quelle montagne che guardano all’oriente, e quelle che sono volte al mezzogiorno le occupano i Reti ed i Vindelici confinanti cogli Elvezii e coi Boi, siccome quelli che stanno al di sopra delle costoro pianure. I Reti pertanto si allargano fino all’Italia sopra Verona e Como; e il vino retico tenuto fra i più lodati d’Italia si fa alle falde delle costoro montagne. Stendonsi inoltre anche fino a quei luoghi pei quali scorra il Reno. E sono di questa schiatta anche i Leponzii e i Camuni[2]. I Vindelici ed i Norici occupano per la maggior parte il fianco opposto di que’ monti insieme co’ Brenni e Genanni che sono già Illirii. Tutti costoro poi fecero sempre scorrerie sopra le parti d’Italia ad essi vicine, e nei paesi degli Elvezii, dei Sequani, dei Boi e dei Germani. Fra tutti i Vindelici hanno voce di arditissimi i Licazii, i Clautinazii e i Vennoni; e fra i Reti i Rucanzii e i Cotuanzii. Anche gli Estioni e i Briganzii appartengono ai Vindelici; e le loro città sono Briganzio, Campoduno, e Damasia[3], ch’è quasi un baluardo dei Licazii. Della ferocia eser-