Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/460

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
446 della geografia di strabone

grossezza di una fava o di un lupino, i quali poi posti al fuoco non diminuivano se non di un ottavo; in parte avea d’uopo d’una purificazione maggiore, ma nondimeno tornava di molta utilità lo scavarlo. Soggiunge poi che essendosi uniti in quell’opera ai barbari alcuni Italiani per lo spazio di due mesi, incontanente diminuì di un terzo in tutta quanta l’Italia il pregio dell’oro: se non che avveduti di questo i Taurisci, discacciati que’ loro compagni, vollero esser soli all’impresa. Ora poi tutte le miniere sono soggette ai Romani. Del resto in que’ luoghi non altrimenti che nell’Iberia, oltre all’oro che vi si scava, anche i fiumi portano arena di questo metallo, sebbene in minor quantità. Questo medesimo scrittore poi parlando dell’estensione e dell’altezza delle Alpi, pone loro a confronto le maggiori montagne che si trovino fra gli Elleni, cioè il Taigeto, il Liceo, il Parnaso, l’Olimpo, il Pelio, l’Ossa; e fra i Traci l’Emo, il Rodope, il Dunace: e dice che un buon viaggiatore può nello spazio di un giorno pervenire alla sommità di ciascuna di queste montagne, e in un giorno eziandio percorrerne la circonferenza: ma le Alpi invece nessuro le potrebbe ascendere in cinque giorni, e la loro estensione è di duemila e duecento stadii. Egli poi nomina quattro luoghi soltanto nei quali si possono superare le Alpi: l’uno attraverso dei Liguri vicinissimo al mar Tirreno; poi quello per Torino, pel quale passò anche Annibale; il terzo attraverso ai Salassii; e il quarto pei Reti: strade tutte precipitose. Finalmente asserisce esservi parecchi laghi in que’ monti, e che fra questi tre sono