Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/58

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
46 della geografia di strabone

dalla storia di Scizia; dacchè è fama che tali fossero certi Arimaspi, descritti da Aristeo Proconnesio nel suo poema degli Arimaspi.

Queste cose si devono premettere prima di considerare quello che dicano e coloro i quali mantengono che Omero fece navigare Ulisse intorno alla Sicilia e all’Italia, e coloro che hanno contraria opinione: e nel vero le parole del poeta si possono interpretare nell’uno e nell’altro modo; ma l’uno è diritto, l’altro errato. Diritto, qualora suppongasi che Omero, persuaso che Ulisse abbia viaggiato in cotesti luoghi, pigliasse questo fondamento di verità per adornarlo poscia poeticamente: perocchè questo può dirsi, trovandosi non solo in Italia ma fin anco nelle ultime parti d’Iberia alcune tracce del viaggio di quell’eroe, e di altri parecchi. Errato, qualora si considerino come storia gli adornamenti; mentre è manifesto che Omero frammischiò di portenti la descrizione dell’Oceano, l’Averno, i buoi del Sole, gli ospizii delle Dee, le metamorfosi, la grandezza dei Ciclopi e dei Lestrigoni, le mostruosità di Scilla, le lunghe navigazioni, ed altre cose non poche. Nè sarebbe pur degno di essere confutato chi accusasse in modo sì apertamente falso il poeta, come farebbe chi dicesse ch’egli spaccia per verità le circostanze da lui narrate nel ritorno di Ulisse in Itaca, l’uccisione dei proci, e la battaglia degl’Itacensi nel campo contro di lui: nè d’altra parte potrebbe aver luogo alcun giusto litigio con chi interpretasse coteste cose in modo conveniente a un poeta. Ma Eratostene malamente contrasta ad amendue queste interpretazioni: alla seconda perchè