Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/61

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

libro primo 49


Rispetto poi ad Esiodo, suppone Eratostene ch’egli abbia sentito parlare dei viaggi di Ulisse come avvenuti verso l’Italia e la Sicilia, e che prestando fede a tal fama, non solo abbia fatta menzione dei luoghi nominati da Omero, ma sì anche dell’Etna, di Ortigia isoletta vicina di Siracusa, e dei Tirreni: ma Omero (egli dice) nè conobbe cotesti luoghi, nè s’ebbe pur in animo di far errare Ulisse in paesi conosciuti. – Ma forse che l’Etna e la Tirrenia sono luoghi conosciuti; e tali non sono lo scoglio Scilleo e Cariddi e il Circeo e le Sirenuse? O forse non s’addiceva ad Esiodo l’inventar cosa alcuna, ma sì piuttosto seguitare in tutto le opinioni approvate; ed Omero invece avrà detto tutto ciò che gli veniva in pensiero o che gli suggeriva l’impertinente sua lingua? Ma lasciando anche in disparte ciò che abbiam detto intorno alla convenienza delle favole inventate da Omero, il gran numero degli storici concordi nel riferire quelle cose medesime, e la fama prevalsa ne’ luoghi da lui menzionati, possono dimostrare che queste non sono finzioni de’ poeti o degli storici, ma ricordanze di fatti e di uomini veri. E Polibio1 interpreta dirittamente ciò che risguarda gli errori d’Ulisse, dicendo: «Che Eolo per aver insegnato a navigare ne’ luoghi vicini allo stretto i quali sono tortuosi e difficili a navigarsi a motivo del flusso e riflusso, fu detto governatore dei venti e tenuto in conto di re. Di tal maniera Danao ed Argo, per avere dimostrato il primo alcune sorgenti nell’Argolide, il secondo il re-

  1. Il luogo qui citato appartiene alle cose di Polibio perdute.
Strabone, tom. II. 4