Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/90

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78 della geografia di strabone

non hanno verun oggetto nè più nuovo nè più celebre da mostrare agli stranieri, e chi ha notizia del Nilo conosce tutto quanto il paese); così anche coloro i quali da lungi sentono parlare dell’Egitto, niuna cosa prima del Nilo sentono menzionare. A questo si aggiunga l’amore che Omero ebbe all’erudirsi ed al viaggiare, di che gli fanno testimonianza quanti scrissero la sua vita; e si possono trarre parecchi esempi da’ suoi proprii poemi. Quindi per molte prove si arguisce che Omero e seppe e disse espressamente quanto era da dire; e tacque le cose conosciute da tutti, o le accennò succintamente.

E dobbiamo meravigliarci di questi Egizii e Sirii contro ai quali è volto il nostro discorso1, perchè non avendo inteso il poeta ove parla di cose che sono presso di loro, lo accusano di un’ignoranza da cui il diritto discorso li dichiara invece ingombrati essi medesimi. Il non parlare affatto di una cosa non è indizio d’averla ignorata. Omero non fa menzione nemmanco delle svolte dell’Euripo, nè delle Termopili, nè di molte altre cose notissime ai Greci; nè per altro le ignorò. Ma enunciò anzi anche quello che certi sordi-volontarii mostrano di non intendere, sicchè costoro e non lui dobbiamo incolpare.

Il poeta chiama discesi da Giove tutti i fiumi; e non solo i torrenti, ma tutti in generale; perchè tutti dalle

  1. Cratete e Aristarco detti poi da Strabone sordi-volontarii. Quest’ultimo era d’Alessandria d’Egitto; Cratete era di Mallos città della Cilicia, e i Cilicii tenevansi come parte dei Sirii.