Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/99

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libro primo 87

doni ospitali, e colla forza e col ladroneccio arricchirsi, principalmente sopra coloro che avevano guerreggiato a pro dei Troiani; mentrechè i barbari del mare esterno e lontani non gli lasciavano concepire così fatta speranza.

Quando pertanto si dice che Menelao andò nell’Etiopia s’intende ch’egli arrivò sino ai confini di quel paese verso l’Egitto; perocchè forse quei confini erano allora più presso a Tebe, di quel che non sono a’ dì nostri, non oltrepassando, ove più s’avanzano Siene e File1; delle quali città la prima appartiene all’Egitto, l’altra è stanza comune degli Etiopi e degli Egiziani. Ch’egli poi, pervenuto a Tebe, siasi inoltrato sin ai confini od anche fin nell’interno dell’Etiopia, giovandolo l’ospitale soccorso del re, non è cosa strana. Così anche Ulisse dice di essere stato nel paese dei Ciclopi, perchè dal mare n’andò fino all’antro, sebbene poi dica egli stesso che cotest’antro è situato sul primo ingresso di quel paese: e così dice di essere stato in Eolia e nel paese de’ Lestrigoni, e in quanti sono insomma que’ luoghi ai quali per caso approdò. Di questo modo adunque anche Menelao venne nell’Etiopia e nella Libia, perchè approdò in qualche parte di quelle regioni: d’onde anche il porto ch’è presso Ardania al di sopra di Paretonio chiamasi Menelao. Che poi dopo avere nominati i Fenicii nomini anche i Sidonii dalla loro metropoli, è

  1. Siene dicesi ora Assuan od As-Suan. File era fabbricata sopra una piccola isola del Nilo che ora dicesi Hessa, o più esattamente El-Heïf. (G.)